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    July 04

    New York

    Il 19 Aprile 2005 il mio ragazzo per la laurea mi ha regalato un viaggio a New York, partenza il 22 Aprile. Pensavo che sarei atterrata nella città più moderna del mondo… non è così! Dopo aver viaggiato un pochino mi son resa conto che ci sono città molto più moderne.

    La cosa più complicata è stata adeguarsi al fuso orario. C’erano 5 ore in meno, mi sembrava che la notte non sarebbe mai arrivata. Non avevo un’idea chiara di new York, non so bene cosa mi aspettassi e devo ammettere che per alcuni aspetti son rimasta un po’ delusa, allo stesso tempo, però, non posso non dichiarare che è stata un’esperienza magnifica… è sempre sbagliato partire per un viaggio con troppe aspettative…

    Pensavo che tutto fosse particolarmente caro, in realtà con l’euro forte si riesce a comprare abbastanza bene.

    Fare shopping è stato fantastico… tantissimi negozi… tantissime cose da comperare, il gusto in America è sicuramente molto più avanti che qui in Italia…Nella zona di Soho si riescono a comparare cose davvero particolari anche se a volte eccessivamente stravaganti! Soho è il quartiere degli artisti, è lì che negli anni Sessanta si sono trasferite le principali gallerie che si occupavano di arte contemporanea… si assapora la contemporaneità di quartire… in una galleria vendevano opere d Haring…

    Grattacieli, grandi strade, un sistema metropolitano immenso (anche se nella metro ci sono i topi!) ma sicuramente l’esperienza più bella fatta a New York è la visita al MOMA. Ho visitato molti musei e centri d’arte contemporanea ma sicuramente questo è stato il più bello per la qualità e la quantità delle opere esposte… sembrava quasi di “visitare” un libro d’arte contemporanea… c’è di tutto!!! Poi vedere le opere di Pollock dal vivo nella loro grandezza, nella loro immensità… “La persistenza della memoria” di Dalì… “la notte stellata” di van Gogh… “la danza” di Matisse… “Les Demoiselles d’Avignon” di Picasso… Sarebbero troppe da elencare… dico solo che non manca nulla! Mi pento solo di una cosa: Non aver comperato il catalogo del MOMA, dopo i 20 dollari per entrare… spero di poter rimediare se un giorno dovessi tornare…

    June 05

    La Laurea

    Il 19 Aprile 2005, proprio mentre la Chiesa Cattolica eleggeva il nuovo papa Benedetto XVI, io ero chiusa in una piccola stanzetta dell’università di Roma Tre e discutevo la mia tesi di Laurea… Dire che ero tesa è dir poco. Ho immaginato il giorno in cui mi sono laureata per anni… tallieur blu, scarpe beige, trucco e capelli impeccabili… Ma poi…

    Quando sono andata a comperare il mio abito mi son resa conto che quel giorno tutti avrebbero indossato qualcosa di scuro, ed ho capito che io non volevo confondermi con tutte le altre persone che si sarebbero laureate quel giorno. Così ho cercato dentro di me il coraggio e ho comperato un tallieur giacca e pantaloni rosa chiaro, con sotto una canottierina beige ricamata argento e rosa un paio di scarpe con il tacco pitonate beige… Per giorni ho pensato che non avrei mai trovato il coraggio di indossare ciò che avevo acquistato proprio il giorno della discussione della mia tesi, ma alla fine mi sono convinta… ho fatto bene!

    La mattina del 19 aprile sono andata dal parrucchiere… i miei capelli non ne volevan proprio sapere di stare in ordine, ero troppo nervosa… Rispetto alle altre persone che si laureavano quel giorno, però , ero colorata e sembravo emanare gioia.

    Devo ringraziare la Prof. Maria Vera Cresti, perché dopo tanto lavoro (ho impiegato un anno a scrivere una tesi di Laurea Triennale… gli altri ci impiegano qualche mese!) quel giorno mi ha presentato in maniera eccelsa. Mi è sembrato incredibile quante belle parole avesse trovato per me e per il mio lavoro. Ha messo in risalto, l’impegno e la dedizione ed ha elogiato il risultato finale.

    Ha parlato per quasi venti minuti sole lei, poi mi ha lasciato la parola qualche minuto…

    Siam usciti dalla stanza e dopo poco siamo rientrati per sapere il voto… 110/110… Ancora non ci credo…

    Impossibile descrivere quanti fiori io abbia ricevuto quel giorno la mia casa era tutta rossa… rose e tulipani erano ovunque… La sera seguente ho organizzato una cena con qualche amico per festeggiare il mio piccolo traguardo appena raggiunto…

    Ringrazio coloro che hanno creduto in me…

     

    June 02

    Zanzibar

    28 dicembre 2004 si parte per Zanzibar… è stato il mio primo viaggio intercontinentale…

    L’Africa… forse pensandoci bene oggi, dopo aver viaggiato un po’, non credo sia il primo continente da visitare. È forse il più duro…

    La fame, la povertà le condizioni di vita delle persone, è difficile… Si pensa di saperlo perché si vedono i documentari in Tv, ma trovarti di fronte tutto questo è ben diverso.

    Però i colori, i sapori il sorriso delle persone sono indimenticabili. Sentivo parlare di mal d’Africa prima di partire, ma solo da quel momento ho capito cos’è.

    Per partire c’è bisogno della profilassi antimalarica, unico inconveniente del viaggio. La profilassi è molto fastidiosa e copre solo per il 60 %. Diciamo che non è incoraggiante!

    Son giunta in un aeroporto piccolissimo, sembrava un garage, l’aereo era più grande dell’aereoprto!

    Il viaggio in “autobus” per giungere al villaggio è durato circa un ora… un susseguirsi di sensazioni, emozioni, tristezza… Si passa nei villaggi di pescatori, le persone vivono in condizioni drastiche. Case di fango e paglia, bambini per la strada, condizioni igieniche che fan rabbrividire. Hanno poco, quasi niente. Ma nessuno ti nega mai un sorriso…

    Poi entri nel lusso del tuo hotel… molti, una volta lì, dimenticano ciò che hanno visto, o forse non ci hanno nemmeno badato…

    La popolazione però può dire tanto: come vive, quali sono le usanze…

    A Zanzibar convivono i Zanzibarini e i Masai… questi ultimi prestano li un servizio: si occupano della sicurezza dei villaggi turistici e impediscono alla popolazione del posto di avvicinarsi e disturbare i vacanzieri. Ho fatto amicizia con Paolo Masai e mi ha raccontato qualcosa della sua terra… La sua famiglia vive nei pressi del Kilimangiaro. A 21 anni lo hanno mandato li qualche mese per guadagnarsi qualcosa lavorando per i villaggi e vendendo qualche oggettino da lui realizzato. Parlava bene italiano così ho potuto comunicare con lui e ascoltare qualche racconto. Mi ha spiegato che una volta tornato a casa si sarebbe sposato. Suo padre aveva già scelto la sua sposa… però per poterla sposare doveva lasciare alla famiglia di lei 13 mucche… stava lavorando a Zanzibar proprio per cercare di guadagnare abbastanza per poter “avere” una buona moglie.

    Ho fatto amicizia anche con uno zanzibarino… Alen. Anche lui mi ha raccontato qualcosa di se e della sua famiglia. Lui ha 35 e solo due figli. Sembrava entrato nella mentalità dei paesi più sviluppati. A Zanzibar una famiglia media ha 8 figli che vivono a stento fino all’età in cui possono iniziare a “lavorare”. Per la famiglia è una sicurezza fare tanti figli perché così hanno la certezza che qualcuno li manterrà durante la vecchiaia. Alen però mi ha spiegato che lui non vuol fare troppi figli, ne vuole pochi ma vuole assicurargli il cibo tutti i giorni. “Cibo” forse è una parola grossa. A Zanzibar fortunatamente nessuno muore di fame, ma le persone mangiano un piatto di riso al giorno e un frutto, qualche volta carne o pesce che comprano al mercato… indescrivibile quanto può essere anti- igienico il mercato.

    Le strutture turistiche sono molto belle, ci si diverte… il mare è caldo, calmo, la barriera corallina vicina. I colori sono meravigliosi: il bianco della spiaggia, le tante tonalità di azzurro del mare, il nero della carnagione della popolazione, il rosso degli abiti dei Masai… La vegetazione è lussureggiante: ho visto il mio primo baobab, le piantagioni di spezie. Ho portato vestiti ai bambini, ne erano contenti, ma la cosa che più desideravano erano penne e quaderni per andare a scuola.

    Dico sempre che non si torna nei posti già visitati, il mondo è grande e c’è tanto da vedere… ma Zanzibar è un posto dove di sicuro mi piacerebbe tornare…

    May 29

    Malaga

    Iniziò tutto in quel magico settembre 2003…

    Un percorso lungo un anno… un’esperienza indimenticabile…

    Lì nasce la Sara di adesso… da lì cambiò tutto…

    Presi l’aereo per un posto mai visitato: Malaga

    Inizia così il mio Erasmus.

    Tante lacrime per ciò che lasciavo… tanta paura per ciò che non sapevo.

    Sono giunta in una città calda… era Settembre, sembrava Agosto…

    Sono giunta in una città di mare.

    Sembrava tutto impossibile: trafile burocratiche per iscriversi all’università, vivere in una piccola pensioncina senza riuscire a trovare casa, senza valige perché le avevano smarrite in aeroporto…

    Eppure ho trovato in pochi giorni un appartamento a due passi dall’università, spazioso e con piscina, ad un prezzo abbordabile. Due padrone di casa meravigliose che mi hanno aiutato ogni volta che ne ho avuto bisogno, che mi hanno invitata a pranzo ogni volta che non avevo voglia di cucinare, che mi hanno fatto sentire a casa. A Malaga non mi sono mai sentita all’estero!

    L’unico problema nel “piso” era convivere con una spagnola Carmen e una francese Johanna… non tanto per loro che forse tanto male non erano… il reale problema erano i loro animali domestici (ben 3 cani in casa: Bandito, Cuki, Bola).. o forse il fatto che avessero un po’ troppi compagni e che essi passassero troppo tempo in casa mia…

    Ma se ci penso oggi… in realtà mi mancano anche loro.

    L’università il Spagna è un po’ diversa da quella Italiana. Storia dell’arte è frequentata da poche persone. I professori sono giovani, ma comunque molto competenti. Ti considerano un loro collega. Così far lezione sembra fare una chiacchierata tra pari, l’esame diventa quasi solo una formalità. Visiti esposizioni con loro e magari con un po’ di fortuna ti ritrovi a scrivere qualche critica per qualche giornale…

    Sicuramente l’esperienza più significativa è stato il lavoro per una ditta di restauro…

    Per la prima volta dopo anni di università poter toccare pezzi archeologici, sfiorare tele (tra cui un Picasso, un Ribera e un Velazquez), scoprire sulle pareti dell’ eremo di Cartama degli affreschi ormai anneriti dal fumo delle candele sempre accese, poter vedere una Vergine “desvestida”. Devo ringraziare un persona per tutto questo: Estrella muchas gracias…

    Le persone conosciute le sensazioni provate non si possono scrivere tanto meno descrivere…

    Però alcune di queste vanno citate… Elisa per prima… forse di lei sento meno la mancanza perché è stata un anno qui a Roma, perché ogni tanto torna a trovarmi, perché so che c’è e cosa fa…

    Joseba… non ci sono davvero parole per descrivere quanto la Spagna per me sia legata al suo ricordo, quanto mi ha insegnato sia di arte che di spagnolo, quanto vorrei sapere cosa fa e dov’è… quanto mi faccia male, ogni volta che provo a salutarlo su msn, vedere che imposta non al Pc.

    Le notti in bianco, le bevute, il “bottellon” in Plaza de la Merced… forse queste son cose che durante l’Erasmus han vissuto tutti, ma ciò che ho raccontato sin’ora è solo mio e della mia amata Malaga.

     

    May 28

    No me lo puedo explicar

    Me falta un poco el aire que soplaba
    O simplemente tu espalda blanca...na na na na na na na na
    Y ese reloj ya no andaba
    De mañana a tarde siempre se paraba
    Como yo el te miraba
    Nunca llorarè por ti
    A pesar de lo que un tiempo fuì...no no no no no no no no
    Si, lo admito, alguna vez
    Te pienso pero
    No me tocas mas

    Solo que pensaba lo inùtil que es desvariar
    Y creer que estoy bien cuando es invierno pero tu
    No me das tu amor constante
    No me abrazas y repites que soy grande
    Me recuerdas que revivo en muchas cosas...na na na na na na na na
    Casa, viajes, coches, libros, paginas de diario
    Que aun si ya no valgo nada por lo menos yo
    Te permito caminar
    Y si quieres te regalo sol y mar
    excusa, sabes, no quisiera molestar
    Pero como esto puede acabar
    No me lo puedo explicar
    Yo no lo puedo explicar

    La negra noche y la luna llena
    Nos ofrecìan sòlo un poco de atmosfera
    Yo la amo todavia
    Cada detalle es aire que me falta
    Y si estoy asì es por la primavera
    Pero sé que es una excusa...

    Solo que pensaba lo inùtil que es desvariar
    Y creer que estoy bien cuando es invierno pero tu
    No me das tu amor constante
    No me abrazas y repites que soy grande
    Me recuerdas que revivo en muchas cosas...na na na na na na na na
    Casa, viajes, coches, libros, paginas de diario
    Que aun si ya no valgo nada por lo menos yo
    Te permito caminar
    Solo que pensaba lo inùtil que es desvariar
    Y creer que estoy bien cuando es invierno pero tu
    No me das tu amor constante
    No me abrazas y repites que soy grande
    Me recuerdas que revivo en muchas cosas...na na na na na na na na
    Casa, viajes, coches, libros, paginas de diario
    Que aun si ya no valgo nada por lo menos yo
    Te permito caminar
    Y si quieres te regalo sol y mar
    excusa, sabes, no quisiera molestar
    Pero como esto puede acabar
    Pero como esto puede acabar
    Pero como esto puede acabar